Paolo Isotta fa il guastafeste e irrompe con il suo tuonante do di petto sui cinguettii di elogi al Maestro: “L’opera lirica non è il canto del muezzin. Pavarotti era a-ritmico per natura, non era possibile inculcargli la nozione di durata delle note. E poi aveva un ego ipertrofico”
MA IL PENTAGRAMMA E’ UN MEZZO, NON UN FINE - Lasciamo subito perdere la questione dell’ego, che sollevata da Isotta fa l’effetto del bue che dà del cornuto all’asino o di Pannella che dà del presenzialista a Capezzone.
Veniamo dunque allo scontro sull’analfabetismo musicale, che sarebbe ingiusto ridurre ad una rissa di cortile fra estimatori e detrattori del Maestro. Il problema è più ampio. Paolo Isotta incarna alla perfezione la figura del “purista” di cui si parla qui sotto, e che il bdd detesta quasi quanto il cialtronismo pavarottiano. Per il purista, ad esempio, è inconcepibile che un tenore non sappia leggere lo spartito: questo lo rende tecnicamente “analfabeta”.
Ma c’è un equivoco che il purista non sa cogliere, perchè in anni di studio si è formato un bel paio di paraorecchie che gli impediscono di concepire concetti che vadano al di là del “corretto” e dello “scorretto”. Ovvero: il pentagramma NON E’ l’equivalente musicale del testo letterario. Non coincide con l’opera d’arte. Lo spartito della Tosca NON E’ “La Tosca”: è semplicemente una serie di segni convenzionali di cui si servono gli interpreti per dare forma alla Tosca, che come ogni altra opera musicale esiste soltanto nel momento in cui diventa suono e azione sul palco.
Dunque non c’entra un cazzo dire che chi non sa leggere “la musica” è un “analfabeta della musica”: perchè appunto il pentagramma e “la musica” sono due cose assai diverse. Le regole non sono tali perchè sono scritte sui libri, ma perchè sono il risultato di ciò che gli artisti hanno fatto: e quando arriva un artista che sovverte una regola, il critico si deve misurare con questa sovversione invece di segnarla con la penna blu.
Purtroppo i puristi alla Isotta - con il loro feticismo che scambia il mezzo con il fine - rischiano di provocare più danni di quanti ne hanno fatti Pavarotti e Bocelli messi insieme.