il Tlog della Domenica

contro senza se e senza ma (2.0 version)

Oct 21
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IL FANTASMA DI VENDITTI - Gran bella cosa, l’ignoranza. Se non fosse per l’ignoranza, beh, a quest’ora sapremmo già tutto. Invece per fortuna no. L’ignoranza è strettamente legata con il mistero ed il fascino delle cose. Ad esempio, ieri sera il bdd ha sentito a un concerto una canzone di cui ignorava l’esistenza: ed ha passato le ore successive a chiedersi chi ne fosse l’autore, e in quale decennio fosse stata scritta.L’acustica del luogo, rendendo praticamente incomprensibili le parole, aumentava l’ignoranza del bdd al riguardo. L’unica cosa certa, a parte che ad eseguirla era una band chiamata Non Voglio Che Clara, finiva dunque per essere la canzone stessa:   E che canzone della madonna, se ci è consentito. Emergeva un profondo contrasto fra lo squallore del luogo in cui ci trovavamo (un locale di Settimo Milanese più consono a fans di Marylin Manson che a noi viaggiatori di commercio yacht 2.0) e la perfezione della struttura musicale che si svelava nota dopo nota sotto le nostre orecchie. L’ascolto dell’inedito misterioso imponeva di riavvolgere rapidamente il nastro della storia canzonettistica italiana, alla ricerca di un punto in cui si potesse arrestare. Di fronte ad un pezzo dalla melodia così prepotentemente autonoma - che non aveva bisogno delle stampelle usate al solito negli studi di registrazione, o dei testi poeticheggianti così spesso impiegati per deviare l’attenzione dall’inconsistenza della musica - è infatti inevitabile andare indietro nel tempo per cercare qualche esempio all’altezza.Ma non è facile trovarne. La storia della canzone italiana scorre infatti su due strade male asfaltate: la prima è quella del Festival di Sanremo, la seconda è quella dei Cantautori. E diciamo che l’inedito misterioso, risaltando in primo luogo per l’arroganza melodica, fa subito pensare a svariati modelli negativi: Venditti, Amedeo Minghi, forse i Cugini di Campagna senza falsetto (su una possibile influenza di Memo Remigi si può discutere). Dhinus fa subito notare al bdd che - fra le poche cose distintamente udibili - c’era anche l’evocazione di nomi come “Fabiò” e “Giulià” accentati sull’ultima sillaba, roba che neanche la serie z degli pseudocantautori alla Zarrillo o Cremonini. Fatto sta che tutti questi esempi, pur essendo in qualche modo rintracciabili nell’inedito misterioso, subivano una sorprendente metamorfosi: da modelli farlocchi sbuca fuori una canzone autentica, piena di un dolore contenuto che sembra sempre sul punto di sbracare. Ma proprio perché alla fine non sbraca mai davvero, e si tiene dignitosamente sull’orlo, lascia immaginare qualcosa di davvero sconfinato al nostro fianco. Ed è quel qualcosa che tutti cerchiamo quando ascoltiamo una musichetta.Oggi l’ignoranza è stata colmata. Il pezzo è degli stessi Non Voglio Che Clara, si intitola Gli anni dell’università e verosimilmente sarà contenuto nel loro prossimo disco. Il baustellometro gli assegna uno stunning 9.2, e con dei singoloni del genere si può andare anche a Sanremo. Ma se non fosse stato per la provvidenziale ignoranza, probabilmente non ci saremmo accorti di quanto era speciale.   Ascolta Gli anni dell’università di Non Voglio Che Clara. (thx dhinus per l’mp3, enver per le informazioni, e goodwork.it per la foto)

IL FANTASMA DI VENDITTI - Gran bella cosa, l’ignoranza. Se non fosse per l’ignoranza, beh, a quest’ora sapremmo già tutto. Invece per fortuna no.

L’ignoranza è strettamente legata con il mistero ed il fascino delle cose. Ad esempio, ieri sera il bdd ha sentito a un concerto una canzone di cui ignorava l’esistenza: ed ha passato le ore successive a chiedersi chi ne fosse l’autore, e in quale decennio fosse stata scritta.

L’acustica del luogo, rendendo praticamente incomprensibili le parole, aumentava l’ignoranza del bdd al riguardo. L’unica cosa certa, a parte che ad eseguirla era una band chiamata Non Voglio Che Clara, finiva dunque per essere la canzone stessa:



E che canzone della madonna, se ci è consentito. Emergeva un profondo contrasto fra lo squallore del luogo in cui ci trovavamo (un locale di Settimo Milanese più consono a fans di Marylin Manson che a noi viaggiatori di commercio yacht 2.0) e la perfezione della struttura musicale che si svelava nota dopo nota sotto le nostre orecchie. L’ascolto dell’inedito misterioso imponeva di riavvolgere rapidamente il nastro della storia canzonettistica italiana, alla ricerca di un punto in cui si potesse arrestare. Di fronte ad un pezzo dalla melodia così prepotentemente autonoma - che non aveva bisogno delle stampelle usate al solito negli studi di registrazione, o dei testi poeticheggianti così spesso impiegati per deviare l’attenzione dall’inconsistenza della musica - è infatti inevitabile andare indietro nel tempo per cercare qualche esempio all’altezza.

Ma non è facile trovarne. La storia della canzone italiana scorre infatti su due strade male asfaltate: la prima è quella del Festival di Sanremo, la seconda è quella dei Cantautori. E diciamo che l’inedito misterioso, risaltando in primo luogo per l’arroganza melodica, fa subito pensare a svariati modelli negativi: Venditti, Amedeo Minghi, forse i Cugini di Campagna senza falsetto (su una possibile influenza di Memo Remigi si può discutere). Dhinus fa subito notare al bdd che - fra le poche cose distintamente udibili - c’era anche l’evocazione di nomi come “Fabiò” e “Giulià” accentati sull’ultima sillaba, roba che neanche la serie z degli pseudocantautori alla Zarrillo o Cremonini. Fatto sta che tutti questi esempi, pur essendo in qualche modo rintracciabili nell’inedito misterioso, subivano una sorprendente metamorfosi: da modelli farlocchi sbuca fuori una canzone autentica, piena di un dolore contenuto che sembra sempre sul punto di sbracare. Ma proprio perché alla fine non sbraca mai davvero, e si tiene dignitosamente sull’orlo, lascia immaginare qualcosa di davvero sconfinato al nostro fianco. Ed è quel qualcosa che tutti cerchiamo quando ascoltiamo una musichetta.

Oggi l’ignoranza è stata colmata. Il pezzo è degli stessi Non Voglio Che Clara, si intitola Gli anni dell’università e verosimilmente sarà contenuto nel loro prossimo disco. Il baustellometro gli assegna uno stunning 9.2, e con dei singoloni del genere si può andare anche a Sanremo. Ma se non fosse stato per la provvidenziale ignoranza, probabilmente non ci saremmo accorti di quanto era speciale.

Ascolta Gli anni dell’università di Non Voglio Che Clara.

(thx dhinus per l’mp3, enver per le informazioni, e goodwork.it per la foto)

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